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Arriva la notte
nelle strade di città.
I tuoi passi, un po’ goffi,
sono già stanchi,
non solo di fatica.
Io,
con le mie compagne,
vaghiamo con te
nel tuo abbraccio distratto.
Tu,
attento agli sguardi di coppie
dai sorrisi appagati,
esposti in locali
dalle voci passeggere,
mentre il tuo sorriso
è sempre pronto
a essere ignoto,
nel momento in cui cedi
una mia sorella di bocciolo
a un destino
che tu speri
sia migliore.
Ti guardo
al di là delle mie spine spuntate.
Tu,
il mio principe dalla voce stonata,
che mi accudivi come la più bella,
mentre percepivo i tuoi silenzi
come una muta sconfitta,
con il tuo sguardo
oltre ll destino.
Poi la sera
mi vesti di acqua leggera
e mi riservi quell’angolo
distante dagli occhi di tutti.
Ma ora
una mano
mi ha rubato da te.
I tuoi occhi esitano,
ma poi
mi abbandoni a un fato
che non sarà più tuo.
Il distacco di un petalo
mi provoca dolore.
L’euforia del gesto
si spegne
su un tavolo sconosciuto.
Si inaridisce la veste d’acqua.
Cadono ancora
i petali.